Vocazione: il valore della manutenzione ordinaria

La vocazione si può vedere come una grande chiamata: quando si riesce a decodificarla, accoglierla e rispondere positivamente, dunque, si è già a metà dell’opera. E’ un po’ come quando, nell’ambito dei rapporti tra uomo e donna, si comprende chi è la propria anima gemella, la persona con la quale si desidera trascorrere la vita.

Ma essere a metà dell’opera non significa trovarsi del tutto al sicuro, sia nel caso di una vocazione alla vita consacrata, sia che si tratti di vita matrimoniale. Una volta compiuta la grande scelta, questa va confermata, difesa, rafforzata, mantenuta. In altre parole, dopo il grande sì, che si può paragonare a un dono, una benedizione, una elezione, si apre il periodo mai concluso della manutenzione ordinaria, cioè tutta quella serie di micro – scelte, apparentemente più banali, che però possono, se messe in fila, rafforzare o smentire l’adesione al progetto di Dio.

Quindi, come due fidanzati, o sposi, non possono smettere di investire tempo ed energie in rispetto, attenzioni reciproche e costruzione di un dialogo, al tempo stesso una persona che ha deciso di consacrarsi a Dio non può esimersi dal mettere in atto tutte quelle pratiche virtuose senza le quali la grande decisione iniziale diventerebbe presto debole, fiacca, priva di contenuti, in altre parole un semplice contenitore dentro il quale non c’è più nulla.

Quali sono, dunque queste buone prassi? La preghiera quotidiana, nelle forme indicate dalla Chiesa ed in quelle spontanee, riservando ad esse il tempo che serve, senza la preoccupazione di andare al “risparmio”; la gestione oculata del proprio tempo, la risorsa più preziosa, che va impiegato in maniera costruttiva; il mantenere un atteggiamento disponibile alle esigenze altrui, considerando “affari propri” i problemi degli altri; la dedizione allo studio, al lavoro o a qualsiasi forma di incanalamento strutturato delle proprie energie fisiche o mentali.

Questi ingredienti hanno il potere di irrobustire una vocazione, ma, prima ancora, anche di facilitarne il riconoscimento e la pronta adesione. Un giovane che segua uno stile di vita improntato a questi princìpi ha certamente probabilità maggiori di trovare il proprio posto all’interno di un progetto matrimoniale o di consacrazione, rispetto a chi si affida maggiormente al caso, all’improvvisazione o all’ispirazione estemporanea.

Questa “manutenzione ordinaria” è poco appariscente, poco riconosciuta e richiede costanza, quindi corre il rischio di essere trascurata. Ma non va saltata, perché, in fin dei conti, il pericolo maggiore per le scelte più importanti non è dato di solito da un attacco frontale, ma da un lento, insidioso sgretolamento.

Un elogio della costanza, quindi? In definitiva, sì: anche nel campo della vocazione possiamo dire che la perseveranza vale più di scatti fulminei, ma isolati.

Don Davide Schiavon

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